Una Pallina lanciata in Paradiso...

Stefania Emme

Ormai , da 2 anni, percorrevo sempre la stessa strada per portare mia figlia al nido e poi all'asilo. In quella strada, in un giardino, viveva un bellissimo Golden Retriever di nome Jack, conoscevo il suo nome perché c'era un cartello: ATTENTI A JACK , SBAVA
Ricordo bene il mio primo incontro con lui, lo vidi seduto, impettito, muso serrato e occhi socchiusi come volesse studiarmi o capire cosa volessi da lui. Però è bastato davvero poco per farlo sciogliere, gli dissi, "amore ma sei stupendo!" Con una vocina dolce, lui cominciò a scodinzolare e poggiò il musone sulla mia mano che avevo infilato tra le sbarre, non troppo strette, della cancellata.
Se avessi saputo che avevo appena conosciuto un grande amico, avrei detto "felice di conoscerti, è un onore per me", invece gli dissi solo che anche io avevo un cagnone bello come lui che mi aspettava a casa.
Ogni mattina mi fermavo a salutarlo, ormai mi conosceva benissimo, appena mi vedeva, cominciava ad abbaiare, saltare e scodinzolare. Sembrava volesse dirmi ,"hey ciao!!! Ti stavo aspettando!!"

Nei primi tempi dovevo lasciare mia figlia solo per poco, allora rimanevo li' nei paraggi, spesso sono rimasta seduta ad aspettare con Jack, mi portava la pallina che riuscivo a prendere dalla cancellata e la tiravo. Lui era felicissimo, correva a prenderla e la riportava, si sedeva e aspettava il prossimo lancio. E cosi' il tempo passava piu' velocemente, lui si divertiva e mi aiutava a superare "l'ansia da separazione" che molte mamme di bimbi umani o cuccioli di animali conoscono.
Ci vedevamo ogni giorno io e lui, se andavo di fretta dovevo fermarmi comunque a fargli coccole perché, altrimenti, lo avrei  sentito abbaiare anche dall'isolato dopo. Dovevo sempre, almeno un paio di volte, lanciare la pallina che lui, mi portava subito dopo avermi salutata, tante volte infatti, ho rischiato di far tardi a lavoro, però onestamente la mia giornata cominciata meglio se salutavo il mio amico.

Ho visto Jack l'ultima volta un martedì mattina come tanti altri, non dovevo andare a lavorare, per cui avevo piu' tempo per stare con lui; c'era il sole, aveva gli occhietti stanchi, ma era gioioso come sempre, ricordo di avergli detto ,"ci vediamo domani dai, ora vado dai miei cagnoni belli come te", gli ho dato un bacino sul muso e via.
Nei giorni seguenti passavo da lui, ma pensavo stesse ancora in casa. Questa mattina sono passata ancora, ho fischiato, l'ho chiamato. Mi raggiunge una signora sulla cinquantina che non avevo mai visto, non sembrava infastidita ma non sorrideva, era seria e camminava con fatica. Chiedo subito scusa per averla disturbata e le dico che volevo solo salutare Jack. 
"Jack è morto martedì" e piange. Ho cominciato a piangere con lei, mi ha presa per mano dicendomi che spesso mi guardava dalla finestra, che per una malattia che la costringe a stare seduta non poteva mai uscire a salutarmi. Non sono riuscita a dire nulla, pensavo a Jack, pensavo che lo sentivo anche un pochino mio, che non ci sarebbe stata piu' quella coda d'oro che scodinzolava ogni mattina su quella strada. 

Pensavo che quel martedì mattina avrei dovuto dirgli che gli volevo bene e che era un grande cane, avrei dovuto ringraziarlo, avrei dovuto dargli tanti baci sul muso e non soltanto uno, avrei dovuto promettergli che non lo avrei dimenticato.
Sono stata malissimo, il giorno dopo ho percorso una strada diversa per non passare dalla casa del mio amico, per non vedere quel giardino vuoto , per non sentire il silenzio.
Molti mi hanno suggerito di andare a trovare la mamma di Jack e, raccogliendo le mie forze, ho deciso di andarci.
Arrivo lì, proprio dove Jack, ogni mattina mi salutava, quel giardino sembrava piu' brutto, vuoto....la pallina era ancora al suo posto, c'era anche il vecchio straccio con cui lui giocava. Nessuno aveva toccato nulla.

pallina golden retriever
Suono, avevo il cuore in gola e tanta voglia di piangere ma non potevo, forse c'era una mamma che aveva bisogno di aiuto in quella casa, volevo portarle un pò di conforto. Il cancello si apre e dalla finestra sento la voce di quella signora che mi dice, "lo sapevo, vieni, entra".
Apre la porta di ingresso e mi lascia entrare in casa, vicino al divano c'era il cuscino di Jack, davanti alla finestra 2 ciotole di acqua, un kong , un peluche bucato. Era come se Jack fosse ancora lì.
"Sono Marta, l'altra volta non ci siamo presentate" mi dice, "piacere Marta, sono Stefania" , le rispondo.
Dopo le presentazioni, abbiamo parlato di lei, delle sue condizioni di salute, mi ha raccontato che Jack era stato portato in un rifugio di un paese vicino all'età di 4 anni, che lo aveva adottato, era cardiopatico, prendeva farmaci ma che è stato un tumore a portarlo via.
La ascoltavo mentre parlava del suo cucciolo, di quanto lo ha amato da subito, di quanta compagnia le faceva.
"Jack salutava tutti ma io lo osservavo dalla finestra, fino a quando non arrivavi tu, continuava a guardare la strada anche se la gente gli si fermava davanti. "Lui aspettava te" . Queste parole mi hanno fatta crollare, perché non lo avevo capito? Perché non avevo capito che anche lui mi voleva bene? Perché non ho mai chiesto a nessuno di entrare in quel giardino e abbracciarlo forte forte?
"La mattina, se le finestre erano aperte, ti sentivo anche prenderlo in giro e mi facevi ridere", ha continuato a dire.
Chissà se Jack lo sa che facevamo divertire la sua mamma e chissà se mi ha scoperta, quando, di nascosto, gli passavo le orecchie di suino essiccate che a lui piacevano un sacco.
Abbiamo pianto tanto io e Marta, ci siamo abbracciate forte, le ho promesso che sarei ripassata.

Non ho potuto dire nulla a Jack , ma se ne avessi l'opportunità gli direi:

Caro Jack, ovunque tu sia, sappi che sei un grande cane. Qui nessuno si dimenticherà di te.
Ti ricordi quando ti ho chiamato "super Jack" , per una strana piega del pelo che avevi sul petto e che sembrava formare una lettera "S"? Ecco, vorrei potessi sentire ancora una volta la mia voce che ti dice ,"ciao super Jack, va a prendere la pallina", perché sai amore mio, mi manca il nostro gioco, mi manca sentirti abbaiare, mi manca la tua coda che girava veloce quando mi vedevi, mi manca il tuo musone.
Ti chiedo scusa se, non ho mai provato ad entrare in casa tua per abbracciarti, l'ho fatto quando ormai, era troppo tardi, scusa se non ti ho mai detto che ti volevo bene, scusa se non ti ho dato tanti baci in piu' l'ultima volta che ci siamo visti.
Grazie perché ogni mattina mi aspettavi, grazie perché sei stato mio amico, perché potevo sedermi sugli scalini vicino a te e restare in silenzio, grazie perché capivi che, qualche volta, ero triste e tu ti sdraiavi dall'altra parte della cancellata e restavi con me senza muoverti. Grazie perché ci sei sempre stato.

Sono stata a casa tua, ho attraversato il giardino e ho visto la tua palla. L'ho raccolta, chiudendomi poi il cancello alle spalle. Ero di nuovo così Jack, come quando tu c'eri, ero fuori con la tua pallina in mano. Per un istante ho chiuso gli occhi e ho immaginato che tu fossi li'  con la coda in movimento, gli occhietti vispi e pronto a partire per prendere la palla. 
Jack, io quella pallina te l'ho lanciata, per l'ultima volta, so che sei andato a prenderla, perché con lei ho lanciato quel pezzettino del mio cuore che era diventato tuo. Il cuore arriva ovunque amico mio.
Ti prometto che tornerò a trovarti.
Ciao mio grande amico, ciao amore mio, ciao Jack.

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