Quattro, l'Erasmus Golden

Mara Tegner

31 agosto 2016.

Una fiat 600 del ’99, sedili posteriori tirati giù e macchina divisa in due: una parte per i bagagli e una parte per te. Ecco com’è iniziata la nostra avventura.

Siamo partiti così io, te e mia madre.

Su mia madre ci sarebbe da scrivere un libro intero e da darle un premio Nobel per la pazienza, l’ amore e il coraggio che in queste particolari circostanze ha avuto per noi.

53 anni, mai guidato in autostrada, mai fatto un viaggio senza mio padre.

Eppure è partita con noi, per accompagnarci, lasciando mio padre a casa arrabbiato perché completamente in disaccordo con la mia scelta di partire in Erasmus con te e in macchina.

Non era d’accordo sul discorso Golden, figuriamoci sul discorso Erasmus con Goldenerasmus cane

Ma vabbè.

Avrei potuto portarti in aereo. Ma non me la sono sentita di metterti in una stiva.

E così, ci siamo fatti 1700 km, 18 ore di macchina con soste ogni due per farti sgambare, litri di caffè, navigatore sempre acceso e tanta musica.

Non lo so cosa tu abbia pensato in quei giorni di viaggio.

In quei due giorni in cui io avevo paura di bucare una gomma, di restare a piedi, di sbagliare strada, di non arrivare mai… Tu tranquillo e beato sul tuo cuscino, a guardare fuori dal finestrino (a volte proprio con la testa fuori dal finestrino..), lingua penzoloni e sorriso stampato in faccia.

È una delle cose che amo di più di questa razza: la semplicità nell’ accettare qualunque situazione sempre con serenità.

Il primo giorno abbiamo fatto 900 km.

Il secondo giorno gli ultimi 800 km.

Quando siamo arrivati mi è sembrato un sogno.

Abbiamo preso in affitto l’ unica casa che abbiamo trovato in cui accettavano studenti Erasmus e animali.

Prima di partire, per mesi, ho pensato che la parte difficile sarebbe stata quella del viaggio in macchina.

Ho pensato a come avrei potuto ridurre al minimo i miei bagagli per un anno intero, perché comunque tu avevi bisogno di viaggiare comodo, del tuo soffiatore, delle medicine per le emergenze di base, di crocchette per almeno la prima settimana.

E avevo un’ auto estremamente piccola. cane auto

Ho pensato che una volta arrivati sarebbe stato tutto facile.

Perché eravamo già abituati a vivere da fuorisede, cosa mai avrebbe potuto essere diverso?

Non avevo pensato che trovare una casa sarebbe stato difficile.

Così come non pensavo nemmeno che sarebbe stato difficile trovare un negozio di animali per comprare delle crocchette decenti.

E invece.. Nessuno voleva cani e di negozi per animali, a Vila Real, manco mezzo.

Mia mamma è ripartita in aereo pochi giorni dopo e con la sua partenza, abbiamo fatto la nostra prima gita a Porto.

A Vila Real sei diventato subito la mascotte di tutti gli Erasmus.

Il mio nome non lo sapeva nessuno, ero solo la pazza ragazza italiana che si era fatta 1700 km con una 600 dell’ anteguerra per portarsi il cane.. ma il tuo… Quattro, Quatro, Quatre.

Tutti si sono innamorati di te.

Tutti tranne la nostra coinquilina polacca, che ha cambiato casa dopo sole 22 ore perché non sopportava proprio i tuoi peli… E vabbè.

È iniziata così la nostra vita portoghese. Università in settimana, gite nel weekend.

Amarante, Peso da Régua, Lamego, Mirandela, Guimarães, Chaves, Póvoa de Varzim… Siamo andati ovunque.

A novembre ti ho iscritto a un’ esposizione cinofila portoghese a Braga, splendida città nel nord del Portogallo.

Ti sei portato a casa un 4° eccellente…E una tracheobronchite infettiva.

È stata in questa occasione che abbiamo conosciuto quello che sarebbe diventato il nostro veterinario di fiducia: uno dei pochi portoghesi a parlare bene inglese, allevatore di Irish Wolfhound, gentile e disponibile.

Dopo la tracheobronchite è stata la volta del morso sul naso da un cane sciolto al parco.

Poi dell’ otite.

Poi di quattro bei punti all’ orecchio per il morso di un altro cane.

Poi di un morso alla mia gamba per toglierti un Pastore Tedesco che si era buttato sulla tua gola.

E man mano abbiamo capito il concetto di animale da compagnia in Portogallo.

In 11 mesi a Vila Real non abbiamo mai incontrato nessuno che si facesse una passeggiata al parco con il cane, gli unici che abbiamo incontrato erano randagi o di proprietà ma lasciati vagabondare incustoditi per la città.

Per le vacanze di Natale non siamo potuti tornare a casa. Il viaggio in macchina era troppo lungo per sole due settimane.

Così, ci ha raggiunto mia sorella, per non lasciarci soli, e siamo andati a Lisbona.

A febbraio siamo stati a Coimbra.

A marzo a Santiago de Compostela e a Lugo.

A Pasqua in Algarve, nel sud.

Abbiamo fatto il bagno a Lagos e visto il meraviglioso tramonto a picco sul mare a Sagres.

Io e te, sempre insieme.

Dopo Pasqua sei stato operato per un fibroma al collo.

Prima ti si è formato un sieroma, poi ti si sono aperti tutti i punti.. Hai tenuto il drenaggio per quasi un mese e ho dovuto riempire la casa di asciugamani perché perdevi siero per tutta la casa.

Quanta pazienza che hanno avuto i nostri coinquilini.

Ti hanno coccolato e si sono presi cura di te, con me.

Il mio Erasmus non è stato facile.

Non è stato un anno di relax, feste e spasso.

Mi sono divertita certo, ho viaggiato tanto, conosciuto tante persone e imparato moltissimo.

Ma ho dovuto farmi un sedere grosso quanto una capanna.

All’ ansia dei mille esami in un altra lingua ho aggiunto le corse in pausa pranzo per portarti fuori, la paura dei randagi ad ogni passeggiata, la rinuncia al tornare a casa nelle feste.

Ho dovuto vederti stare male tante volte, senza sapere cosa fare, affidarti ad un veterinario che comunque non conoscevo e di cui all’ inizio non mi fidavo.

Più volte ho pensato che forse, per il tuo bene, sarebbe stato meglio se ti avessi lasciato a casa.

Che in fondo, ero stata un pò egoista a scegliere di darti così tanta instabilità, che a casa saresti stato più al sicuro.

Ma poi… Ho pensato a come ti ho visto guardare fuori dal finestrino con il tuo sguardo curioso ad ogni viaggio, addormentarti beato in qualunque ostello, farti coccolare e amare da chiunque.

Ti ho visto imparare il francese, lo spagnolo e il portoghese.. Molto meglio di me.

Ti ho visto correre sulla spiaggia e nuotare nell’ oceano.

E lì, ho visto gli occhi del cane più felice del mondo.

Non importa quanto sia stato difficile organizzare sempre tutto in anticipo, perché se viaggi in un paese estero non dog friendly, non puoi decidere all’ ultimo dove dormire, perché non tutti gli alberghi accettano i cani, sopratutto di taglia grande.

Non puoi andare nei ristoranti con il cane, per cui o lasci il cane a casa o mangi fuori anche con -20°C.

Se fai un viaggio in macchina e sei da solo, assicurati di fare pipì prima di partire in modo da non doverti fermare in autogrill, perché i cani in autogrill non possono entrare.

Portati sempre un kit di pronto soccorso dietro, perché non c’è un veterinario ad ogni angolo.

Ma sopratutto, se incontri cani sciolti o randagi… CORRI.

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La verità però…

È che non importa se da quando ci sei tu ho dovuto pensare sempre prima per te.. E poi per me. Non importa se l’ anno che abbiamo passato all’ estero è stato un casino.

Perché senza di te, Quattro, il mio Erasmus, non sarebbe stato così, meravigliosamente unico e speciale.

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