Il mio Cane mi Capisce?

Alessandro Manduzio

Parlare con il nostro cane ed avere la sensazione di essere capito è da sempre un dubbio che ci attanaglia riflettendo quello che con i secoli è stato costruito in termini di rapporto e fiducia con una specie così diversa eppure per certi versi così affine a noi. Uno studio dell'università del Sussex in Inghilterra ha provato a dare una risposta a questo quesito andando oltre il concetto dell'insegnamento di un comando che attiva meccanicamente un'azione da svolgere ed è arrivato a stabilire che si, in un certo senso, capiscono quel che gli diciamo... o almeno ci provano!

 

Quando scambiamo due chiacchiere con un amico al telefono, inviamo e riceviamo una serie di input che vengono trasportati non solo dalla conversazione ma anche dall'intonazione che usiamo o dalle pause che facciamo. Il linguaggio dunque si muove su diversi piani paralleli, in un dialogo elaboriamo incosciamente una quantità di segnali non indifferenti attivando ed alternando i due emisferi del cervello, il sinistro deputato nel tradurre le informazioni che ascoltiamo ed il destro incaricato di collegarsi alla sfera emotiva. Immaginiamo questa stessa ipotetica conversazione al telefono ma come se dovessimo riceverla da un amico straniero che parla con difficoltà la nostra lingua. Il risultato sarebbe il medesimo, cercheremmo, anche dal tono percepito, comunque di adattarci automaticamente alla situazione rispondendo alla conversazione con gli elementi che, escludendo in parte il significato di alcune parole sbagliate, ci aiuterebbero a dare un senso logico a tutta l'intera conversazione sopperendo inoltre alla mancanza della gestualità e postura del corpo che normalmente aggiungono altri livelli di lettura.cane capisce

 

Come in una partita di ping pong con una pallina che rimbalza da un lato all'altro del tavolo, nella nostra testa si attivano ed alternano costantemente queste due aree ed a seconda degli input arrivati si costruisce mentalmente un significato e di conseguenza una risposta adeguata. Il cervello dei cani ha ovviamente molte meno sfumature ma funziona in maniera simile e proprio come facciamo noi, anche loro cercano di afferrare, al di là di accenti o pronunce diverse di un suono/parola, messaggio ed intenzioni del comunicante attivando dunque zone distinte della corteccia celebrale con funzioni diverse e specifiche. L'esperimento focalizzato sul linguaggio umano e quanto possa essere influente sui nostri quadrupedi è stato il primo del suo genere ed i risultati hanno confermato le ipotesi. Ad un gruppo di cani è stato fatto ascoltare un certo numero di comandi e richieste nelle quali si variavano la tonalità, pronuncia e il tipo di voce attraverso due altoparlanti posti alla stessa distanza da entrambe le orecchie. L'orientamento della testa secondo il principio che al movimento del capo a destra corrisponde l'attivazione dell'emisfero sinistro e viceversa è stato la conferma dei risultati ottenuti. I cani hanno dimostrato di saper reagire al linguaggio umano su differenti piani della conversazione, quello del semplice passaggio di informazione (cosa mi sta dicendo) quando le parole riconosciute provenivano da una voce senza particolari inflessioni e toni e sul piano emotivo (come me lo sta dicendo) quando veniva aggiunta enfasi o le parole leggermente storpiate. Attraverso la combinazione di questi due elementi i cani, proprio come noi attivano a livello celebrale una serie di meccanismi automatici in grado di riconoscere ed elaborare delle possibili risposte andando oltre la semplice e meccanica reazione ad un suono, dimostrando di essere sensibili alle differenti componenti del nostro linguaggio sia verbale che non verbale.

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Non si sa se l'addomesticamento nel corso dei secoli e nelle prime fasi di contatto con l'essere umano abbia forse plasmato progressivamente le loro sinapsi modificandole nel tentativo di rispondere più efficacemente alle nostre richieste o forse fin da subito vi sia stata una predisposizione naturale, fatto sta che anche se non in grado di stabilire con precisione quanto possano effettivamente capire, attraverso questo esperimento si è potuto affermare che il meccanismo di comprensione del significato, o almeno l'impegno nel farlo, è incredibilmente simile al nostro.

Se la scienza ha quindi confermato la sensazione che molti proprietari hanno sempre avuto di una intesa intraspecifica molto più profonda e articolata, ciò dovrebbe farci riflettere e quindi provare noi stessi idealmente ad avvicinarci un po' più a quelle che sono le prerogative del linguaggio canino che trova maggiormente negli odori e nella lettura visiva delle differenti posture gran parte della sua perspicacia. Vediamolo come un favore ad un vecchio amico che nel corso delle ere si è sforzato di capirci e proviamo dunque ad incontrarlo a metà strada.

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