L'odore delle emozioni

Alessandro Manduzio

I cani vivono a stretto contatto con noi da sempre, non ci stancheremo mai di ripeterlo e il loro impareggiabile fiuto, indubbiamente una delle loro pecurialità più evidenti, è stato messo a disposizione dell'uomo specializzandosi in svariati ambiti, nel supporto alle forze armate per scovare esplosivi, cani antidroga in polizia oppure nell'aiutare persone con particolari problematiche (vedere il significativo articolo su CHIARA e QUINCEY ).

L'olfatto è il senso più sviluppato nel cane, potendo contare fino a 250/300 milioni di recettori olfattivi preposti a tale scopo (gli umani circa 5 milioni) in grado di individuare e distinguere ogni singola particella che si trova nell'aria, identificandola agevolmente e riuscendo inoltre a captarne la direzione con estrema precisione.

Questo mondo di odori, ad un livello nemmeno immaginabile per noi è un mondo fatto di messaggi inequivocabili ed essenziali che i cani quotidianamente tra loro si scambiano e recepiscono, potendo dialogare e reagire di conseguenza a qualsiasi varazione di stato. Gli stimoli olfattivi hanno quindi effetti fisiologici e sul comportamento potendo stabilire attraverso l'odore di un altro cane età, salute, sesso e perfino le intenzioni!

Se i nostri amici quadrupedi al rientro in casa da una nostra uscita serale riescono a percepire facilmente dove siamo stati, cosa abbiamo mangiato e se abbiamo incontrato altri cani, saranno altrettanto bravi attraverso un'annusata a captare e ed allinearsi alla nostra contentezza se per esempio siamo appena tornati dal festeggiare un gol all'ultimo minuto della nostra squadra del cuore contro la rivale storica oppure la tanto agognata promozione in ufficio? Chi condivide la vita con un cane sa bene come questo particolare sintonia sia possibile ma quanto di questi cambiamenti sono legati alla nostra suggestione del momento e quanto a livello scientifico è possibile dimostrare?

Una ricerca tutta italiana a cura del professor D'Aniello del Dipartimento di Biologia dell'Università Federico II di Napoli, ha provato a rispondere a queste domande, ovvero se effettivamente si possa trasferire un "odore emotivo" tra due specie così diverse attraverso  segnali olfattivi di tipo chimico.

olfatto cani

 

Lo studio iniziava con il mostrare particolari video/immagini ad alcuni soggetti umani, non coinvolti nell'eperimento principale, e che potevano suscitare in loro emozioni legate alla paura o felicità; tamponi ascellari erano preposti alla raccolta delle loro tracce di sudore. L'esperimento vero e proprio vedeva i cani muoversi in libertà all'interno di un ambiente dove si trovava il proprietario del cane, un estraneo ed un dispensatore di odori nel quale vi erano opportunamente collocati i tamponi che potevano essere rispettivamente legati o alla condizione di felicità, alla paura oppure presentare uno stimolo senza quindi la presenza di nessun tipo di odore particolare.

Tramite l'osservazione del comportamento e la frequenza cardiaca dei cani si è visto come le variabili prese in considerazione hanno portato ai risultati previsti con una percentuale piuttosto alta. In assenza di stimoli uditivi e visivi da parte degli umani presenti, con il tampone felicità il cane mostrava maggior propensione a muoversi in giro per la stanza, più voglia di interagire mostrando anche più interesse verso l'estraneo rispetto agli altri due casi.

Di rimando con il tampone della paura i comportamenti osservati erano legati ad una certa condizione di stress, una frequenza cardiaca accelerata e maggior propensione a rimanere in prossimità del proprietario. Questo è il primo studio in assoluto a rilevare un impatto diretto ed inequivocabile di questi chemiosegnali provenienti dall'esssere umano ed a confermare come questa trasmissione interspecifica sia efettivamente presente ed in grado di influire sul comportamento. Prossimi studi si concentraranno nel capire se effettivamente l'emozione venga trasferita e replicata a livello inconscio nel nostro quadrupede e capire quanto possano per esempio avere paura quando siamo noi ad averne.

Immaginiamo di passeggiare con un cane ed aver costantemente il terrore che possa litigare con altri. Possiamo incolpare lui ed il suo pessimo carattere certamente ma tralasciando per un attimo altri tipi di segnali che possiamo sforzarci di non inviare attraverso il nostro corpo o voce, iniziamo a entrare nell'ordine di idee che indirettamente attraverso queste variazioni odorose di tipo chimico siamo noi stessi che stiamo comunicando che c'è qualcosa di diverso e quindi predisporlo magari al possibile litigio. Dicendo questo dobbiamo quindi considerare che il rapporto che si è creato con i nostri fidi amici è così profondo e complesso che spesso di fronte a determinati comportamenti indesiderati non è il cane bensì il compagno bipede, attraverso le sue frustrazioni ed insicurezze, a condizionarne le risposte.

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