ALLEVARE CHE PASSIONE…! MA COSA C'È DIETRO?! 2° Puntata

Allevatori del gruppo Golden Retriever - Italia

Abbiamo chiesto ad alcuni allevatori seri e qualificati che fanno parte del gruppo di rispondere a qualche domanda…dopo la prima a cui hanno risposto e cioè COME TI SEI AVVICINATO/A ALL’ALLEVAMENTO? 

Ora siamo pronti per la seconda...

 

COME SCEGLI LE FAMIGLIE A CUI AFFIDARE UNO DEI TUOI CUCCIOLI? TI E' MAI CAPITATO DI DIRE NO A QUALCUNO? SE Sì, PERCHE'?

 

“La scelta delle famiglie è la parte più difficile dell'allevare. È facile innamorarsi di un batuffolino di pelo, ma crescerlo comporta difficoltà e rinunce. Faccio mille domande sullo stile di vita della famiglia, sulle aspettative che hanno, sul perché cercano un cane e perché un golden retriever.

Cerco di individuare se c'è la consapevolezza di cosa significa avere un cucciolo e soprattutto vivere con un cane una volta che sarà adulto. Non basta portarlo fuori e coccolarlo, serve tempo, dedizione, comprensione e rispetto. Bisogna saper leggere negli occhi e nel cuore del futuro proprietario e soprattutto incrociare le dita, perché l'errore di giudizio è sempre lì che incombe.

Ho detto di no più di una volta a famiglie che non mi davano quella certezza di essere predisposte a sacrifici, che non avevano le condizioni ideali per crescere un cucciolo e ho scoraggiato chi aveva tanta voglia ma poco tempo da dedicare.”

 

“Scegliere la famiglia giusta per affidare un cucciolo credo sia la cosa più difficile, dopo 20 anni ascolto il mio “campanello interiore”; li faccio parlare tantissimo e ascolto…chiedo lavoro, stile di vita, tempo libero, disponibilità al sacrificio.

È un sacrificio alzarsi prima al mattino per portare fuori il cane, pioggia sole o neve, è un sacrificio quando il cane ci mangia la borsa firmata o il cellulare, è un sacrificio educare il cucciolo, il cucciolo ha bisogno di tempo ha bisogno di attenzioni, è un sacrificio ripulire le deiezioni o il vomitino in macchina....

Ho la tendenza a prospettare tutti gli aspetti negativi perché a parlare del bello si farà in tempo dopo.

Cosa mi fa dire no a priori? Il cane non entrerà mai in casa, il cane perde il pelo e la cosa mi infastidisce, sono fuori casa 12 ore al giorno ma sicuramente mi dedicherò a lui nei weekend...”

 

“Di solito mi contattano loro tramite colleghi educatori che me li mandano o tramite altri proprietari dei miei cani, il classico passaparola per capirci. 

Dire di no è una cosa che ogni allevatore dovrebbe fare se non ci sono i requisiti perché il cane possa stare bene nel suo futuro. Capita abbastanza spesso anche perché il mio numero di cucciolate durante l’anno è di 4 massimo e di questo vado molto fiera, con questi numeri si può  dire di no a chiunque non ci convinca pienamente. 

Io dico di no a chi viene convinto di sapere già tutto o non si predispone a iniziare un rapporto di collaborazione e scambio con l’allevatore, quelli che pensano che siccome il cane lo pagano…..tu che vuoi!?!   Non è così che porto avanti il mio allevamento, chi prende un cane qui sa che mi avrà vicino nel bene e nel male e se decide che non vuole questo tipo di rapporto è un suo diritto, il mio è di non dargli il cane.


Dico di no a chi non ha il tempo necessario per occuparsi del cane, a chi non dimostra empatia ed emozione e a chi non ne fa una scelta di vita, ma lo prende per il bambino; sinceramente ogni tanto eccedo perché dico di no anche a chi non è molto preparato e non ha la mia stessa filosofia di come si vive un cane…questo non è per GIUDICARE, ma proprio perché facendo pochi cuccioli l’anno ho proprio la possibilità di scegliere al meglio….perché non dovrei farlo? Posso sempre sbagliare è vero, ma devo darlo a chi mi convince di più e sinceramente ho sbagliato solo 2 volte. 

Sono convinta che per prendere un cucciolo  serve un percorso mentale di preparazione al fatto che avere un cucciolo sono “10 mesi di duro lavoro”...come mi ha insegnato qualcuno.   Questa è una verità, le cose belle tutti le vedono ma le cose che non si pensano vanno invece evidenziate bene per dare consapevolezza e prospettare uno scenario più complicato che semplice, a mio avviso, prepara meglio."

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